il giorno dopo l'esame di storia del cinema

Oggi è il primo maggio, ma questo non sembra avere alcuna rilevanza per me, se non per mia madre  che è a casa e per le persone che su instagram postano storie dei concertoni passati. Scrivo ancora una volta per fare chiarezza nella mia mente. Mi sono svegliata verso le due, e sono rimasta incollata al telefono fino ad ora, a questa ultima battuta dove cercando di studiare, sfoglio e sfoglio le pagine del libro senza mai concentrarmi. La mia testa è altrove: è iniziato il mio auto-processo infernale. Ieri ho affrontato un esame abbastanza ostico. La sera prima è stato difficile addormentarmi sia per la mia maniacalità che mi porta a voler conoscere ogni particolare alla perfezione, sia per via della mia incapacità di convivere con me stessa, specialmente sotto stress. Tremavo, respiravo a fatica, pensavo alla giustizia, a togliermi la vita. La mattina dopo ho sostenuto l'esame con tranquillità, era semplicissimo, io preparatissima... Ho passato il resto della giornata a veder film, ben quattro uno di fila all'altro (Quarto Potere, Ro.Go.Pa.G. ,Comizi d'amore, Quando la moglie è in vacanza). Mi piacerebbe tenere un diario sulla letteratura, che sia filmica o cartacea; nulla si pretenzioso... solo un diario.

Guardare film è stata la cosa più bella che potessi fare per me stessa. Noto, anche rileggendo i vecchi post (non sono più pubblici), un grande problema. Nonostante sia cresciuta molto in questi quattro anni, continuo a pensare me stessa come l'adolescente insicura e impaurita dal prossimo, che crede in se stessa solo per quello che potrebbe realizzare in potenza, ma che in sostanza passa il tempo a pettinarsi i capelli e imparare mnemonicamente nozioni che le piacciano sul serio o che finge apprezzare. Quale scopo? L'approvazione, sentirsi parte di qualcosa. Penso che questo ben si denota nella tendenza alla semplice cronaca, all'elenco dei fatti, a cui i miei post si sono ridotti, rispetto alla profondità e alla creatività che li caratterizzava.

All'origine delle mie nevrosi c'è dunque qualcosa di veramente antico, bambinesco, che non riesco a superare. Fuori che cosa c'è?

Solo ora inizio a ragionare su come i vestiti, i bei voti, le prospettive di carriera siano state per me solo un tributo che offrivo alla mia famiglia e agli estranei. I gesti posati, la voce sicura, la mano sempre alzata durante la lezione, le affermazioni profonde. Una finzione molto pericolosa. Chiudere gli scheletri nell'armadio, l'ipocrisia, la gentilezza, le risate, le feste, i vestiti alla moda, la palestra, il sesso... Dall'altra parte l'irrascibilità, i complimenti, l'invidia, l'incomprensione, la superficialità, e l'odio contro chi minacci di strapparti via quello che hai guadagnato a fatica.

Un'esterno così perfetto, posato, ma indefinito, ha portato gli sconosciuti  a vedere in me tutto quello che desideravano. Lamento spesso che gli uomini mi usino, le male lingue rispondono che si tratta del modo in cui mi vesto e l'arroganza principesca che mostro, la superiorità che ostento. Effettivamente non è nulla di tutto questo. E' il copia e incolla che eseguo automaticamente appena noto una ragazza di successo, è l'indefinitezza del carattere a identificarmi solo con la parola principessa.

Ho sempre avvertito questa farsa, ma non sono mai riuscita a scavare abbastanza in me per comprenderla. Ora sono adulta e basta superare per un secondo lo stato di panico, sfruttare la solitudine a proprio vantaggio, per comprendere tutte le mie nevrosi. Ho usato spesso questo blog contro me stessa, concentrandomi sugli effetti collaterali (bulimia, insoddisfazione, il sesso...), mai per trovare una soluzione. Penso sia molto grave. E' mio compito verso me stessa tracciare il profilo che quello che sono e abbandonare la vaghezza e la superficialità.

Soffro molto, ho sofferto molto per mali molto antichi, che oggi non esistono più, ma che nevroticamente rilevo in chiunque, senza comprendere mai cosa mi stia accadendo intorno. 

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